Articolo · Normative · 2 novembre 2026
Passaporto digitale di prodotto: cosa cambia per le aziende bresciane e quando.
Se produci o vendi prodotti fisici, nei prossimi anni ti chiederanno di accompagnarli con una scheda digitale leggibile da un QR code. Non arriva per tutti nello stesso giorno, e per molte aziende bresciane la prima richiesta non sarà della legge ma di un cliente.
Che cos'è, in parole semplici
Il passaporto digitale di prodotto, in inglese Digital Product Passport o DPP, è una raccolta di informazioni su un prodotto, collegata a un identificativo unico e leggibile da un supporto come un QR code. Lo prevede il regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, il regolamento (UE) 2024/1781, in vigore da luglio 2024.
Dentro ci vanno le informazioni che l'Unione decide gruppo per gruppo. Per esempio i materiali, le sostanze che destano preoccupazione, il contenuto riciclato, le istruzioni per l'uso, la riparazione e lo smaltimento. Non tutti vedono tutto: alcune informazioni sono pubbliche, altre riservate alle autorità o agli operatori del settore.
I dati restano all'azienda che mette il prodotto sul mercato, o a chi lavora per suo conto. Il regolamento prevede anche un registro europeo, entro luglio 2026, dove finiscono gli identificativi dei prodotti e non tutto il contenuto. Chi controlla, come le dogane o le autorità di vigilanza, parte da lì per arrivare al passaporto.
Non arriva per tutti insieme
Il regolamento fissa il quadro, ma l'obbligo vero scatta solo quando la Commissione approva un atto per un gruppo di prodotti. In quell'atto si stabilisce quali dati servono, e di norma c'è almeno un anno e mezzo di tempo per adeguarsi.
Il primo passaporto con una data fissata per legge è quello delle batterie. Dal 18 febbraio 2027 serve per le batterie dei veicoli elettrici, dei mezzi leggeri come bici e monopattini elettrici e per le batterie industriali sopra i 2 kWh. Lo prevede il regolamento sulle batterie, il (UE) 2023/1542.
Per gli altri prodotti la Commissione ha pubblicato nell'aprile 2025 un piano di lavoro con le priorità. In testa ci sono ferro e acciaio, poi alluminio, tessile, mobili, pneumatici e materassi. Le date dei singoli atti sono ancora stime e cambiano spesso. Al momento in cui scrivo, secondo chi segue il tema da vicino, l'atto su ferro e acciaio è atteso tra la fine del 2026 e il 2027, quindi l'obbligo arriverebbe intorno al 2028.
Perché a Brescia conviene guardarci prima
In provincia la siderurgia e la lavorazione dei metalli pesano molto, ed è proprio il primo gruppo in calendario. Ma il punto più interessante riguarda chi non produce acciaio.
Un passaporto si compila con i dati di tutta la catena. Chi deve presentarlo chiederà informazioni ai suoi fornitori: di che materiale è fatto un componente, quanta parte è riciclata, quali sostanze contiene, dove sono le istruzioni. Se fai componenti, semilavorati o ricambi, la richiesta ti può arrivare da un cliente prima che da una legge. Chi risponde in fretta e con dati ordinati fa una figura migliore di chi deve cercarli per settimane.
Cosa conviene fare adesso
Niente panico, e niente acquisti affrettati. Per la maggior parte delle aziende l'obbligo non c'è ancora, e i dati richiesti saranno chiari solo quando uscirà l'atto per il loro gruppo di prodotti. Ci sono però tre cose utili da fare già oggi, perché servono comunque.
- Capire dove stanno i dati di prodotto. Codici, materiali, misure, certificazioni, schede di sicurezza, manuali. Spesso sono divisi tra il gestionale, i cataloghi in PDF, le cartelle dell'ufficio tecnico e la testa di qualcuno.
- Tenere d'occhio il proprio gruppo di prodotti. Una volta all'anno basta controllare se la Commissione ha avviato un atto che ti riguarda, o se i tuoi clienti hanno cominciato a chiedere dati.
- Chiedere ai clienti più grandi cosa si aspettano. Le aziende che dovranno presentare il passaporto si stanno organizzando, e spesso sanno già quali dati chiederanno ai fornitori.
Cosa non è
Il passaporto digitale non è una certificazione e non sostituisce la marcatura CE o le dichiarazioni di conformità. Per la parte normativa servono gli enti e gli studi che se ne occupano di mestiere. Il lavoro che resta in azienda è un altro, ed è meno visibile: avere dati di prodotto completi, coerenti e facili da ritrovare.
È la parte su cui lavoro io. Nei progetti sui cataloghi tecnici trasformo i PDF in schede prodotto controllate, con codice, caratteristiche e la pagina da cui viene ogni dato. Chi ha già fatto questo lavoro parte avvantaggiato anche sul passaporto digitale, perché la base dati c'è già.
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