Articolo · Studi tecnici · 6 novembre 2026
AI negli studi tecnici: cosa dice la guida del CNI e come applicarla.
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha pubblicato una guida pratica sull'intelligenza artificiale, sostenuta anche dall'Ordine di Brescia. Dice una cosa semplice e impegnativa: l'AI si può usare, ma la responsabilità resta tutta di chi firma. Ecco cosa contiene e come si traduce nel lavoro di tutti i giorni.
Cosa dice la guida, in breve
La "Guida pratica all'Intelligenza Artificiale per l'Ingegnere" è aggiornata al 15 ottobre 2026 ed è scaricabile gratuitamente dal sito del CNI. In una cinquantina di pagine mette insieme la normativa, il Codice Deontologico e una parte molto pratica, con checklist, clausole per il contratto ed esempi di richieste da fare all'AI.
Il punto di partenza è la legge italiana sull'intelligenza artificiale, la n. 132 del 2025, e in particolare l'articolo 13 sulle professioni intellettuali. A questo si è aggiunto il nuovo articolo 13 del Codice Deontologico degli ingegneri, approvato a giugno 2026. I principi sono due. L'AI è uno strumento di supporto e non sostituisce il giudizio tecnico. E il committente va informato, in modo chiaro, quando l'AI viene usata nell'incarico.
La responsabilità non si sposta
La guida lo ripete in molti modi. Ogni elaborato preparato con l'aiuto dell'AI va verificato e fatto proprio dal professionista prima della consegna o della firma. Usare un sistema di AI non trasferisce nessuna responsabilità al sistema o a chi lo vende. Il Codice aggiunge che l'ingegnere risponde anche di quello che i suoi collaboratori fanno con l'AI.
Detto così sembra un limite. In pratica è un criterio molto utile per scegliere gli strumenti: va bene quello che ti permette di controllare in fretta, non quello che ti dà la risposta più lunga.
La domanda più importante della checklist
All'inizio della guida c'è una checklist rapida da fare prima di usare l'AI in un incarico. Le domande riguardano la classe di rischio del sistema, i dati che si possono trattare, le verifiche fatte e documentate. Una però le regge tutte: "sono in grado di verificare autonomamente la correttezza del risultato?".
Lavorando su strumenti AI per manuali e documentazione tecnica, la regola che trovo più efficace per rispondere sì è una sola. Ogni risposta deve indicare la pagina o il documento da cui viene, e se un dato non c'è lo deve dire. Un valore di coppia, una distanza minima, un riferimento di norma: se accanto c'è la pagina, la verifica richiede pochi secondi. Se non c'è, bisogna rifare la ricerca da capo, e a quel punto lo strumento non ha fatto risparmiare nulla.
La checklist operativa in appendice lo dice anche in negativo. Prima della consegna bisogna controllare di non aver introdotto riferimenti normativi, dati o fonti inesistenti. È proprio l'errore tipico dell'AI generica, che produce citazioni plausibili ma false.
Dati riservati: cloud o installazione locale
Un capitolo è dedicato alla scelta dello strumento. La guida distingue i servizi in cloud, dove i dati vengono elaborati sui server del fornitore, dai modelli installati sull'infrastruttura dello studio. I primi costano poco all'avvio e sono sempre aggiornati, ma chiedono attenzione a contratti, condizioni e garanzie. I secondi danno più controllo, ma richiedono hardware e manutenzione.
Il consiglio è ragionare sul tipo di dato prima che sullo strumento. Per una bozza di testo generica va bene il cloud. Per elaborati con dati del committente, informazioni catastali o documentazione tecnica riservata servono più cautele: versioni aziendali con garanzie scritte, dati ridotti al minimo, oppure un'installazione locale.
Informare il committente senza spaventarlo
In appendice la guida propone alcune clausole tipo da inserire nel disciplinare d'incarico. Il tono suggerito è interessante: l'informativa non deve sembrare un limite della prestazione ma uno strumento di trasparenza. In sostanza si dice al cliente che l'AI viene usata come supporto per alcune attività, e che ogni elaborato viene comunque verificato e firmato dal professionista.
Per uno studio è anche un'occasione per mettere ordine. Scrivere quali strumenti si usano, per quali attività e con quali dati serve a rispondere al cliente, ma serve soprattutto a non lasciare la scelta a ogni singolo collaboratore.
Da dove partire in uno studio tecnico
- Fare l'elenco degli strumenti già in uso. Spesso qualcuno usa già ChatGPT con un account personale, ed è il primo punto da sistemare.
- Decidere quali dati non entrano mai in un servizio cloud. Una pagina di regole interne basta, se è chiara.
- Preferire strumenti che citano la fonte. Sulla documentazione tecnica e normativa è il modo più rapido per rispondere di sì alla domanda della checklist.
- Preparare la clausola per i committenti. Le bozze in appendice alla guida sono un buon punto di partenza da adattare.
Le stesse regole valgono per gli uffici tecnici delle aziende, anche quando non c'è un timbro da apporre. Chi risponde a un cliente con un dato tecnico se ne assume la responsabilità, e deve poterlo controllare.
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