Articolo · 20 ottobre 2026
Quanto costa introdurre l’intelligenza artificiale in una PMI.
È quasi sempre la prima domanda, ed è giusta. La risposta onesta è che dipende, ma da cosa dipende si può spiegare bene. E capirlo prima evita di spendere male.
Le quattro voci di costo
Qualsiasi progetto di intelligenza artificiale, piccolo o grande, si compone di quattro voci. Conviene guardarle separate, perché pesano in modo diverso.
Capire cosa serve. È il tempo per guardare come lavora l’azienda, scegliere l’attività da cui partire e decidere se serve davvero l’AI o basta una regola. È la voce più piccola e quella che fa risparmiare di più sulle altre.
Costruire o configurare. Può voler dire impostare bene uno strumento che esiste già, oppure sviluppare qualcosa su misura e collegarlo al gestionale. Qui il costo dipende soprattutto da quanti programmi vanno collegati e da quanto sono ordinati i dati.
L’uso quotidiano. Gli strumenti di intelligenza artificiale si pagano in due modi: con un abbonamento per persona, oppure a consumo, in base a quanto testo il sistema legge e scrive. Questa unità di misura si chiama token. Per un uso aziendale mirato il consumo è spesso più conveniente dell’abbonamento per tutti.
La manutenzione. Gli strumenti vanno seguiti: i modelli cambiano, i listini cambiano, le procedure dell’azienda cambiano. È un costo piccolo ma continuo, e va messo in conto dall’inizio.
Cosa fa salire i costi
Partire da tutta l’azienda invece che da un’attività. Dati sparsi e incoerenti, che vanno sistemati prima di poterli usare. Gestionali chiusi, difficili da collegare. E il caso più comune: strumenti comprati sull’onda dell’entusiasmo e poi usati da pochi.
Come tenerli bassi
Scegliere una sola attività, quella che oggi costa più tempo o più errori. Usare i programmi che l’azienda ha già, invece di cambiarli. Usare l’AI solo dove serve, cioè dove le informazioni arrivano ogni volta in un formato diverso, e regole semplici per tutto il resto.
Anche la scelta del modello conta. Non serve sempre il più grande: un sistema progettato bene manda al modello solo le informazioni necessarie. In uno dei miei progetti, un catalogo tecnico che risponde ai clienti, il consumo è un terzo di quello che servirebbe con ChatGPT, e il costo scende nella stessa misura.
Abbonamento o strumento su misura?
Se l’obiettivo è aiutare le persone a scrivere, riassumere e cercare informazioni generali, un abbonamento a uno strumento esistente spesso basta, purché si sappia dove finiscono i dati. Se invece serve lavorare sui dati dell’azienda, collegarsi al gestionale o seguire un processo preciso, lo strumento su misura costa di più all’inizio ma fa esattamente quello che serve.
Qualche cifra di riferimento
Sul mercato le differenze sono grandi. Le agenzie, in Italia, chiedono spesso da 15.000 € in su per uno strumento AI su misura, e un consulente senior di una grande società costa 2.000–3.000 € al giorno. Nei miei progetti le cifre di partenza sono queste, IVA esclusa:
- Primo incontro e nota scritta: non si pagano.
- Referente tecnico continuativo: da 600 € al mese.
- Automazione o piccolo strumento: da 3.000 €.
- Strumento AI su misura: da 8.000 €.
- Manutenzione: da 150 € al mese, più il consumo dell’AI.
- Formazione in azienda: da 800 € la mezza giornata.
Come capire se conviene
Il conto si può fare prima di spendere. Quante ore a settimana richiede oggi quell’attività, e a chi? Quanti errori produce, e quanto costano? Se un’attività occupa cinque ore a settimana a una persona, sono più di duecento ore all’anno: con questo numero in mano è facile capire quale investimento ha senso e quale no.
Se il conto non torna, la scelta giusta è non fare niente. Anche questa è una risposta utile.
Il primo passo è proprio questo conto: un’ora in azienda e una nota scritta con interventi, tempi e costi indicativi. Come funziona
